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2° Rapporto Nazionale ANDOS – CREA Sanità: effetti collaterali del cancro alla mammella e qualità di vita
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Oltre la guarigione: qualità di vita e “effetti collaterali” umani del tumore al seno

Nel 2025, a partire dalla rilevazione effettuata tramite survey, è stato elaborato il I report nazionale ANDOS – C.R.E.A. Sanità, dedicato ad approfondire le problematiche umane, organizzative economiche e sociali delle donne operate per carcinoma mammario, “effetti collaterali” ad oggi meno noti ed esplorati di quelli di natura clinica, con un focus particolare nei confronti della tossicità finanziaria, delle problematiche in ambito lavorativo e della qualità di vita. A distanza di un anno, con una nuova indagine, a cui hanno partecipato 1.051 persone, abbiamo deciso di proseguire nella comprensione delle problematiche emerse e, in modo particolare, cercare le cause della scarsa qualità di vita riferita dalle donne che hanno avuto la diagnosi di carcinoma mammario.

Ansia, depressione e stress di coppia

Quello che è emerso è un quadro complesso, dove una donna su tre con tumore della mammella presenta sintomi depressivi clinicamente rilevanti e dove l’ansia rappresenta la dimensione psicologica più diffusa: oltre il 30% delle donne manifesta livelli moderati o severi e quasi la metà riporta sintomi lievi. L’analisi per età evidenzia differenze interessanti: le donne con meno di 40 anni e dai 40 ai 50 sembrano maggiormente vulnerabili, la percentuale diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età. Il 52% segnala un aumento dello stress di coppia e il 67% problemi significativi di intimità sessuale, che permangono anche dopo la fine dei trattamenti.

L'impatto sulla famiglia e sulla genitorialità

Il tumore al seno incide profondamente anche sulla dimensione familiare e genitoriale delle operate. Le preoccupazioni per il futuro della famiglia e il timore di non riuscire a mantenere il proprio ruolo all’interno del nucleo familiare rappresentano aspetti centrali dell’esperienza di malattia, soprattutto nelle donne più giovani e in quelle con maggiori responsabilità familiari.

Lavoro, carriera e progetti di vita

La malattia ha effetti rilevanti anche sulla dimensione professionale e sui progetti di vita. Circa il 10% delle donne interrompe completamente lavoro o formazione, oltre il 20% riduce le ore lavorate e circa il 6% modifica ruolo o occupazione. Affaticamento, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, isolamento percepito e perdita di autostima restano elementi diffusi e persistenti nel tempo. 

Le difficoltà sono più frequenti tra le lavoratrici dipendenti, con contratti a tempo determinato e indeterminato, e nelle pazienti sottoposte a chemioterapia, trattamento associato al maggiore impatto negativo in ambito occupazionale, anche se, anche l’ormonoterapia determina, nel tempo, rilevanti problemi lavorativi specie con i colleghi e con il datore di lavoro. Il 22,5% rinuncia ad un avanzamento di carriera. Oltre il 45% delle donne dichiara di aver dovuto modificare in modo abbastanza rilevante i propri progetti di vita e il 22% parla di cambiamenti molto o moltissimo impattanti. Tra le under 40, il 58,1% riferisce di aver rinunciato ad avere figli.

Il ruolo dei social media

I social media rappresentano uno strumento utilizzato in modo significativo ma non ancora sistematico dalle pazienti. Si evidenzia, altresì, un impiego più frequente nelle donne più giovani e nelle fasi più precoci del percorso di malattia. I social media vengono utilizzati prevalentemente come strumento informativo, mentre le funzioni di supporto psicologico e condivisione esperienziale, pur significative, risultano secondarie e più concentrate nel sottogruppo delle pazienti più giovani.

Non basta salvare la vita: serve restituirla

Ne emerge un quadro di grande complessità che i Comitati ANDOS conoscono attraverso la quotidiana esperienza associativa e di servizio, ma che abbiamo l’obbligo di studiare e comprendere non solo per fornire risposte e individuare metodologie di intervento, ma anche per realizzare la missione di advocacy dell’ANDOS Nazionale verso le istituzioni e la comunità scientifica. Il report testimonia la necessità di azioni volte a migliorare la qualità di vita in un contesto sociale sempre più individualistico e meno solidale che determina disagi di varia natura. Abbiamo raggiunto risultati sorprendenti grazie allo screening organizzato e alla ricerca terapeutica. Ma non basta salvare la vita, serve restituirla. Per una reale presa in carico della persona occorre non limitarsi a curare la malattia biologica, ma capire, ad esempio, che le terapie salvavita protratte nel tempo determinano un senso di sospensione, incertezza, paura per il futuro. La corretta condivisione terapeutica migliora sicuramente l’aderenza alla terapia, ma il supporto psiconcologico e sociale non può essere più un’opzione ma parte della cura.

Scarica il Secondo Report Nazionale ANDOS – CREA Sanità “Effetti collaterali del Cancro alla mammella: Qualità di vita” e consulta i risultati completi dell’indagine.