Il carcinoma della mammella maschile è una patologia rara e poco conosciuta, spesso diagnosticata in fase avanzata. È invece importante conoscete e approfondire i principali fattori di rischio, il ruolo della predisposizione genetica e i percorsi di sorveglianza, insieme alle caratteristiche diagnostiche e terapeutiche della malattia e alle sue principali analogie con il tumore mammario femminile.
Il tumore al seno è comunemente percepito come una patologia esclusivamente femminile. Questa convinzione, però, non rispecchia del tutto la realtà. Sebbene con un’incidenza nettamente inferiore rispetto alle donne, il carcinoma della mammella può colpire anche gli uomini. Proprio la sua rarità, purtroppo, contribuisce spesso a ritardi nella diagnosi e a una minore consapevolezza dei segnali di allarme. Conoscere l’esistenza del tumore mammario maschile, i fattori di rischio e i percorsi di cura è quindi fondamentale per favorire una diagnosi più tempestiva e un trattamento adeguato.
Diffusione e fattori di rischio del carcinoma mammario maschile
Il carcinoma della mammella maschile rappresenta circa l’1%-2% di tutti i tumori mammari, con un’incidenza stimata nel 2024 di circa 621 nuovi casi all’anno, circa 1 uomo su 600 rischia di contrarre il tumore della mammella durante la vita. Questa patologia colpisce più frequentemente uomini tra i 50 e i 60 anni
Come per la donna, anche nell’uomo i principali fattori di rischio sono legati all’età e a condizioni di iperestrogenismo come: la ginecomastia, le epatopatie, l’obesità e la sindrome di Klinefelter, una rara malattia genetica dovuta alla presenza di un cromosoma X in più (XXY), associata a uno sviluppo anomalo o ritardato dei caratteri sessuali maschili. Rientrano tra i fattori di rischio anche la terapia ormonale nei soggetti transgender, l’uso di anabolizzanti per migliorare le prestazioni sportive, la presenza di lesioni mammarie benigne, l’esposizione a radiazioni del torace specie in giovane età, la familiarità e predisposizione genetica.
Dal punto di vista genetico, circa il 16% dei tumori mammari maschili presenta una mutazione del gene BRCA2 e il 4% del gene BRCA1; sono inoltre documentate mutazioni dei geni CHEK2, PALB2 e PTEN.
Per questo motivo è raccomandato il counselling genetico a tutti gli uomini con diagnosi di tumore mammario. In particolare, i portatori di mutazione BRCA2 hanno un rischio di sviluppare un carcinoma mammario pari al 6,9%, circa 100 volte superiore rispetto alla popolazione maschile generale, e presentano anche un rischio aumentato di tumore della prostata.
Screening e diagnosi del tumore al seno
Non è previsto uno screening mammografico di popolazione per l’uomo, a causa della bassa incidenza che ne limita l’efficacia. Tuttavia, in presenza di modificazioni dell’aspetto della mammella, il percorso diagnostico-terapeutico segue le stesse raccomandazioni adottate per il carcinoma mammario femminile.
Invece nei soggetti sani portatori di mutazioni BRCA1–BRCA2 è previsto, come nella donna, un programma di sorveglianza che comprende:
- a partire dai 35 anni, un controllo annuale con mammografia ed ecografia mammaria
- dai 45 anni una visita urologica annuale con dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico) e del PHI (Prostate Health Index), per la diagnosi precoce del tumore prostatico.
In caso di sospetto clinico, anche nell’uomo si ricorre a esami di secondo livello, tra cui la risonanza magnetica multiparametrica della prostata ed eventuale biopsia.
Il carcinoma mammario maschile viene spesso diagnosticato in stadi più avanzati, ovvero con lesioni più voluminose già alla diagnosi e con metastasi linfonodali di un terzo superiore rispetto alla donna.
Tuttavia, i fattori prognostici e predittivi di risposta alle terapie, così come la sopravvivenza a parità di stadio ed età, risultano sovrapponibili a quelli osservati nella donna.
Il trattamento del tumore mammario nell’uomo
Circa l’85% degli uomini con malattia in stadio iniziale è sottoposto a un intervento di mastectomia , mentre il 15% circa a un intervento conservativo. Dopo l’intervento chirurgico, le indicazioni alla radioterapia e chemioterapia non differiscono da quelle poste per il carcinoma della mammella femminile. Con Decreto Ministeriale del 18/06/2021, nel rispetto del principio costituzionale di eguaglianza, la possibilità di accedere a test genomici viene assicurata anche agli uomini affetti da neoplasia mammaria, laddove sussistano i presupposti clinici generali di prescrivibilità.
Dal punto di vista biologico, i tumori mammari dell’uomo sono prevalentemente carcinomi duttali/NST ormonoresponsivi HER2 negativi, meno frequentemente sono carcinomi lobulare e di basso grado Solo il 9% dei casi è HER2 positivo e meno dell’1% è triplo negativo.
La terapia adiuvante standard dei carcinomi maschili ormonoresponsivi è rappresentata dal Tamoxifene per 5 anni, sebbene risulti meno tollerato rispetto al sesso femminile, con una maggiore incidenza di interruzioni del trattamento dovute a vampate di calore, disfunzione sessuale e tromboembolismo venoso. La prescrizione a carico del SSN richiede un piano terapeutico annuale da parte dell’oncologo.
Quando indicata, la terapia con inibitori dell’aromatasi (come il Letrozolo) è approvata esclusivamente in associazione a LHRH-analoghi (Enantone, Decapeptyl), al fine di evitare che la riduzione degli estrogeni circolanti induca un aumento compensatorio di FSH e testosterone, con conseguente incremento indiretto degli estrogeni. Anche in questo caso è necessario un piano terapeutico dedicato.
In Italia, l’associazione degli inibitori delle cicline: Abemaciclib (per 2 anni) associato alla terapia endocrina è indicata per il trattamento adiuvante di pazienti adulti (uomini e donne) con carcinoma mammario in fase iniziale a recettori ormonali positivi/HER2 negativi ad alto rischio di recidiva con 3 o più linfonodi positivi, con specifico piano terapeutico AIFA redatto dall’oncologo. È in via di registrazione anche il Ribociclib, con indicazione in stadi più precoci (II-III stadio) con linfonodi negativi ed elevata aggressività biologica o 1-3 linfonodi positivi senza altri fattori prognostici aggiuntivi. Entrambe le associazioni hanno mostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale.
Come per le donne, il trattamento ormonale adiuvante nel carcinoma mammario maschile viene effettuato per almeno 5 anni, ed è eventualmente proseguito per ulteriori 5 anni sulla base dei fattori di rischio iniziali e del grado di tolleranza al trattamento.
Anche le terapie target basate sullo stato di HER2 e lo stato mutazionale di BRCA germinale possono essere utilizzate con le stesse indicazioni e combinazioni offerte alle donne
Il follow up prevede, come nella donna, controlli periodici con mammografia ed ecografia. Nei pazienti con mutazioni BRCA non è indicata la risonanza magnetica mammaria di routine, che viene riservata esclusivamente ai casi di sospetto di recidiva.
Infine, anche nella malattia metastatica, l’iter diagnostico-terapeutico è sostanzialmente sovrapponibile a quello femminile, con analogie per tipo istologico, fattori prognostici, fattori predittivi di risposta alle terapie e stadio di malattia.
