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Tumore al seno e alimentazione, le regole per impostarla correttamente

L’alimentazione può svolgere un ruolo importante nella prevenzione del tumore al seno e nel ridurre il rischio di recidive. Alcune scelte nutrizionali aiutano a mantenere in equilibrio ormoni e insulina, fattori coinvolti nello sviluppo della malattia. Adottare uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea, insieme a una regolare attività fisica, significa sostenere l’organismo e proteggerlo nel tempo.

Affrontare o aver affrontato un tumore al seno significa imparare ad ascoltare il proprio corpo con un’attenzione nuova. In questo percorso, l’alimentazione non rappresenta una semplice abitudine quotidiana, ma uno strumento concreto di cura e di protezione. Le evidenze scientifiche mostrano infatti che ciò che portiamo a tavola può influenzare l’equilibrio ormonale, i livelli di insulina e i processi infiammatori, tutti fattori coinvolti nello sviluppo della malattia e nel rischio di recidiva. Adottare uno stile alimentare equilibrato, insieme a un’attività fisica regolare, significa sostenere l’organismo in modo attivo, rafforzando le difese e favorendo il benessere generale. Non si tratta di rinunce drastiche, ma di scelte consapevoli e sostenibili nel tempo, capaci di accompagnare ogni donna verso una condizione di salute più stabile e protetta.

La correlazione tra alimentazione e cancro alla mammella

Gli studi scientifici hanno dimostrato che alti livelli sierici di ormoni sessuali, sia androgeni sia, dopo la menopausa, estrogeni, favoriscono lo sviluppo del tumore della mammella. Anche alti livelli sierici di insulina e di fattore di crescita insulinosimile di tipo I (IGF-I) cooperano con gli estrogeni nello stimolare la proliferazione delle cellule epiteliali mammarie.

L’attività fisica aiuta il controllo del peso corporeo, migliora la sensibilità dell’insulina e riduce gli ormoni sessuali, svolgendo un importante fattore di protezione sul rischio di recidiva, anche quando si è già avuta la malattia. È stato dimostrato, infatti, che i livelli di ormoni sessuali sono influenzati dalla massa di tessuto adiposo soprattutto addominale (dove sono sintetizzati sia androgeni sia estrogeni), dall’attività fisica moderata (almeno 30 minuti al giorno di camminata di buon passo) e dalla dieta equilibrata.

Un cambiamento complessivo della dieta, volto a ridurre il consumo di zuccheri raffinati e di grassi saturi, è in grado di ridurre la disponibilità di ormoni sessuali e di fattori di crescita. Al contrario, una dieta ricca di proteine e di grassi saturi peggiora la resistenza all’insulina e si associa a elevati livelli sierici di IGF-I.

Far funzionare bene l’insulina con la dieta mediterranea: i cibi consigliati e quelli da evitare

Uno dei primi strumenti per tenere sotto controllo l’insulina è la dieta mediterranea, che prevede un consumo di prodotti di stagione di buona qualità, evitando cibi precotti e preparazioni alimentari. Inoltre, è fondamentale ridurre il consumo di:

  • prodotti confezionati con farine raffinate (tipo 00), come pasta fresca o torte (vanno bene invece la pasta industriale di grano duro e il pane integrale, meglio se a lievitazione naturale);
  • prodotti di pasticceria commerciale (biscotti, paste, brioches);
  • patate, purea, patatine fritte;
  • riso brillato (vanno bene invece il riso integrale, il farro, l’orzo, il miglio e il grano saraceno);
  • fiocchi di cereali zuccherati e da farine ricostruite;
  • zucchero (saccarosio);
  • bevande gassate e zuccherate (tipo Coca cola o Pepsi, Sprite, acqua tonica, Fanta, aranciata amara…), i succhi di frutta zuccherati, caffè e tè zuccherati;
  • i grassi saturi (grassi animali), che si trovano nelle carni bovine e suine, nel latte e nei suoi derivati, nelle uova;
  • le proteine animali.

Parallelamente all’eliminazione o riduzione di questi alimenti, è importante consumare quotidianamente cerali, preferibilmente in chicco, poco o non raffinati e aumentare l’apporto di verdura e frutta di stagione.


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